cos('e)'

_ceux qui flottent et ne sombrent pas_

Cose di casa. Cose che passano. Cose che restano.

“…e tutti i piccoli oggetti che ognuno accumula lungo tutta una vita andranno nella spazzatura uno per uno o forse verranno distribuiti in giro, e sono infiniti, è incredibile ciò che ciascuno tiene per sè e quello che può entrare dentro una casa, per questo nessuno fa l’inventario di quello che possiede a meno che non debba scrivere il testamento, cioé, a meno che non stia già pensando al loro abbandono e alla loro inutilità imminenti. Io non ho fatto testamento, non ho molto da lasciare né ho mai pensato molto alla morte, che a quanto sembra arriva e come, e arriva in un solo momento che sconvolge tutto e tutto colpisce, ciò che era utile e faceva parte della storia di qualcuno in quel momento unico diventa inutile e privo di storia, nessuno sa più perché, o come, o quando sia stato comprato quel quadro o quel vestito o chi mi abbia regalato quella spilla, da dove o da chi provenga quella borsetta o quel foulard, quale viaggio o quale assenza lo abbia portato, se sia stato la ricompensa per l’attesa o l’annuncio di una conquista o l’acquietamento di una cattiva coscienza; ciò che aveva senso e valore lo perde in un solo momento e tutte le cose che mi appartengno rimangono rigide, di colpo incapaci di rivelare il loro passato e la loro origine; e qualcuno le ammonticchierà, e prima di incartarle o forse di infilarle dentro i sacchetti di plastica può darsi che le mie sorelle o le mie amiche decidano di tenere qualcosa come ricordo o per usarla, o di conservare la spilla perché mio figlio quando sarà grande possa regalarla a una donna che certamente ancora non è nata.”

Marías Javier, Domani nella battaglia pensa a me, Einaudi, pp. 25-26.