la storia del perché e del per come rimettersi a fare merendine con soldini di cioccolato è cosa assai complessa. nostalgia papillo-gustativa Vs filiera di produzione…
cos('e)'
Chissà come mai nessuno ci aveva ancora pensato.
Come ti risolvo “l’incidente umano”. Basta con questi ritardi inaccettabili! Più luci blu per tutti, e diamoci una calmatina!
(mi chiedo sempre se ci credono davvero, quando le sparano così grosse)
….trava(ille)glio in corso….
“Una mia amica new age è sicura che i Sette signori del tempo si riuniranno di nuovo nel loro santuario sull’Himalaya il 21 dicembre 2012 e reinventeranno il tempo, come hanno fatto nel 3114 avanti Cristo. Non so se è vero, ma se lo è posso solo dire “alleluia !”. Reinventare il tempo farebbe bene a tutti. Ma a questo grande evento mancano ancora tre anni. Cosa possiamo fare nel frattempo? In questo momento, Gemelli, hai il potere di reinventare il tempo da solo. Chiediti quali sono le tre cose che potresti fare per smettere di lottare contro il tempo e cominciare ad amarlo di più.”
Cose all'italiana
Comunicato del 30 aprile 2008
Borse di dottorato: i conti già fatti non tornano mai…
L’ADI (Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani) si è impegnata a fondo nell’anno passato, con la campagna “Se potessi avere mille euro al mese”, per ottenere un aumento delle borse di dottorato, ferme ormai da otto anni. Ad oggi però il Ministro Mussi non ha ancora firmato il decreto di aumento delle borse, mentre il decreto di ripartizione del Fondo di Finanziamento Ordinario è fermo in attesa della firma del Ministro Padoa Schioppa. I 120 milioni di euro per il triennio 2008-2010, stanziati in finanziaria con vincolo d’uso, restano così bloccati. Per di più, il decreto di ripartizione del Fondo di Finanziamento Ordinario proposto dal Ministro Mussi indica questo finanziamento come una tantum, rischiando di porre un’ipoteca sul futuro dell’aumento delle borse di dottorato.
“Purtroppo il bilancio che i dottorandi italiani traggono dell’attività del Ministro Mussi” — commenta Giovanni Ricco, segretario dell’ADI — “ricalca il proprio: perennemente in rosso. Nonostante le promesse più volte fatte, l’aumento della borsa di dottorato non è stato ratificato. È un segno di grave noncuranza per le condizioni di vita e di lavoro dei giovani ricercatori. L’ennesimo”.
“È una situazione paradossale” — spiega Francesco Mauriello, presidente dell’ADI e rappresentante al CUN — “perché da mesi i dottorandi attendono soltanto la firma di un decreto del Ministro che riveda i minimi delle borse, sbloccando così i fondi già stanziati in finanziaria. I soldi ci sono, ma a quanto pare non arrivano nelle tasche dei dottorandi. Oggi un dottorando, se è fortunato, a fine mese si trova a ricevere una borsa di studio di appena 800 euro. Una cifra risibile se confrontata anche solo con i costi degli affitti in una grande città. Quando invece non è così fortunato, come nel caso dei dottorandi senza borsa che sono circa la metà del totale, non riceve addirittura nulla e deve cercare un secondo lavoro per mantenersi”.
“Ci auguriamo che la situazione si sblocchi quanto prima. Il nostro invito al nuovo Ministro, chiunque sia, è che emetta il necessario decreto di revisione dei minimi delle borse immediatamente dopo il proprio insediamento, portandole a 1000 euro al mese. Qualora questo non dovesse succedere” — conclude Giovanni Ricco — “come ADI intraprenderemmo iniziative di mobilitazione e di blocco delle attività”.
ADI, Associazione dottorandi e Dottori di ricerca Italiani, 30 aprile 2008
Già già già.
Tra il "comic book" e il melodramma, the election day
L’autoannunciato ritorno di “Mr. Berlusconi” non è un evento semplice da capire e spiegare per i media e per il pubblico di grandi nazioni che negli stessi 14 anni dalla sua prima vittoria hanno attraversato le nostre stesse crisi internazionali, ma sono riusciti a cambiare completamente e serenamente la propria dirigenza politica. Quando “l’uomo dei fumetti” assurse alla prima carica esecutiva d’Italia nel 1994, in Francia governavano François Mitterrand e Pierre Beregovoy; in Inghilterra John Major; in Spagna Felipe Gonzalez; in Germania Helmuth Kohl; in Russia Boris Eltsin; in Grecia Costantino Mitsotakis; in Portogallo Cavao Silva; negli Stati Uniti Bill Clinton. Le ruote delle democrazie oltre confine hanno compiuto, in questi tre lustri, rotazioni complete di leader e di personale dirigente. In Italia, ritornano. “Silvio Berlusconi - scrivono in Australia i commentatori della Abc network - si è rifatto la faccia con la plastica, si è rifatto il cuore con il pacemaker, si è rifatto la capigliatura con una sorta di astroturf di erba artificiale” e si prepara, se i sondaggi sono veritieri, a smentire la legge secondo la quale “in politica non ci sono seconde chance dopo le sconfitte, ma ce ne possono essere per lui addirittura una terza o una quarta”.
Ecco perché voterò PD, Nanni Moretti
“Gli incerti sono tali per delusione, stanchezza, assuefazione. La delusione nei confronti del governo di centrosinistra è in parte condivisibile, ma non può far dimenticare il vero e proprio abisso politico, culturale ed etico che c’è tra il centrosinistra e la destra italiana. La stanchezza si esprime con l’infastidito “Ma come è possibile, dobbiamo ancora occuparci di Berlusconi?!”. Sì, il protagonista negativo purtroppo è ancora lui e, cosa impossibile da immaginare nel ‘94, si tratta di un Berlusconi addirittura peggiore: per aggressività, assenza di senso dello Stato e disprezzo delle istituzioni. Assuefazione: siamo arrivati al punto che ormai quasi tutti consideriamo normali cose che in democrazia non lo sono per niente, e che infatti non sono mai accadute in altri paesi: per esempio, il monopolio televisivo privato in mano a una sola persona, che, incredibilmente, si candida per la quinta volta in quindici anni a governare con le sue improvvisazioni il paese. Come non sono normali le aggressioni verbali di Bossi e Berlusconi nei confronti degli avversari politici, delle istituzioni, della magistratura, del presidente della Repubblica. Parlare di “imbracciare le armi”, non può essere considerata un’innocua battuta (anzi, Berlusconi ha detto: “E’ una metafora”, ma mi sembra che non gli sia ben chiaro il concetto).”
“Berlusconi inadatto a democrazia
Ecco perché sceglierò il Pd” di NANNI MORETTI
Will the Humanities Save Us?
To the question “of what use are the humanities?”, the only honest answer is none whatsoever. And it is an answer that brings honor to its subject. Justification, after all, confers value on an activity from a perspective outside its performance. An activity that cannot be justified is an activity that refuses to regard itself as instrumental to some larger good. The humanities are their own good. There is nothing more to say, and anything that is said […] diminishes the object of its supposed praise.
Stanley Fish - Think Again - “Will the Humainities Save Us?” January 6, 2008
Cose con le bollicine…
Mi dicono che la bibita mia conterranea sarà finalmente commercializzata a livello nazionale… (pare che ci sia un frizzante spot pubblicitario radiofonico in giro per l’etere del Belpaese).
Mieux vaut tard que jamais ;-)
Cose che ci confermano che questo non è sicuramente il migliore dei mondi possibili.
“Il y a dans l’histoire des moments décisifs qui marquent une nouvelle orientation. La guerre de Sécession a représenté un de ces moments pour les Etats-Unis. L’Allemagne et l’Union européenne en ont connu un autre avec la chute du mur de Berlin. Aujourd’hui, c’est le Pakistan qui est confronté à son moment de vérité. Les décisions qui sont prises aujourd’hui détermineront s’il est possible ou non d’endiguer l’extrémisme et le terrorisme au Pakistan et d’éviter au pays de s’effondrer. Et ce n’est pas la stabilité du seul Pakistan qui est en jeu, mais celle de l’ensemble du monde civilisé.”
Pakistan, le moment de vérité, par Benazir Bhutto, 4 septembre 2007.
cose di cui si perde la misura
“Non dubito delle buone ragioni degli autotrasportatori. Si tratta di un lavoro duro e necessario, con cui non si diventa ricchi. Chi lo svolge deve trovare anche nell’orgoglio di categoria la forza per reggere la solitudine, le lunghe ore, la fatica. Dubito però che queste buone ragioni siano sufficienti per bloccare un Paese sotto Natale. In questo modo, gli autotrasportatori non si limitano a ritirare qualcosa che gli appartiene - principio alla base del diritto di sciopero - ma dispongono di qualcosa che è di tutti. La libertà di circolazione, per esempio.
Non solo. Questo tipo di protesta - incoraggiata dalla mollezza del governo - sta prendendo piede. I taxisti hanno bloccato Roma, gli addetti al trasporto pubblico hanno messo a piedi l’Italia, i metronotte hanno marciato sul Parlamento (!), eccetera. Solo una domanda, tranquilla: qual è il confine? Se è solo una questione di forza, stiano attenti i sindacati. Oggi l’83% degli utenti di Corriere.it - di certo, non un covo d’estremisti o d’intolleranti - hanno votato “sì” alla domanda «E’ giusto intervenire con decisione per rimuovere i blocchi stradali dei Tir?». L’irrilevanza dei sindacati - ormai un dato di fatto in mezzo mondo - passa anche di qui. Nel non capire dove sta il confine.”
Beppe Severgnini
11 dicembre 2007
Uffi, il 23 dicembre, alle 19.20 i francesi vedranno questo… e noi bambini italiani?!?
Il quinto canto dell’Inferno, nell’interpretazione di Benigni. Cose belle.
